Sembra una notizia recentissima e invece è già passato quasi un anno dall’annuncio che ha creato il caos nel mondo dell’automotive: stop a benzina e diesel a partire dal 2035. Mentre si scatenava il panico tra le azienda automobilistiche e tra i guidatori che non sapevano più come orientarsi per i prossimi acquisti, lo stop a benzina e diesel veniva via via ridimensionato, con l’apertura a possibilità di proroghe, deroghe e marce indietro. Cosa è cambiato in questo anno trascorso dall’annuncio dello stop ai motori termici nel 2035, e qual è l’opinione degli italiani riguardo alla mobilità elettrica?
L’annuncio ufficiale, dopo oltre un mese di tira e molla, è arrivato a fine marzo dell’anno scorso, con l’ok del Consiglio Ue allo stop per benzina e diesel dal 2035. In Commissione si sono astenute dal voto l’Italia, la Romania e la Bulgaria, mentre la Polonia si è apertamente detta sfavorevole, votando contro.
Nonostante la comunicazione dei media e di molte aziende dell’automotive si sia concentrata sul divieto di immatricolazione dei motori termici e abbia spinto molto sulla necessità di un veloce passaggio all’elettrico, la realtà non è così drastica, o almeno non ancora. Il regolamento approvato dal Consiglio Ue non ferma espressamente le vendite di benzina e diesel per consentire le immatricolazioni di sole auto elettriche, ma impone che tutti i motori immatricolati dal 1° gennaio 2035 riducano le emissioni del 100% rispetto al 2021.
Significa che potranno essere immatricolate auto con qualsiasi motore che non emetta CO2 o altri gas serra. Al momento, ovviamente, solo le vetture full electric e a idrogeno rispettano questi requisiti, ma la porta rimane aperta anche per eFuels e biocarburanti, più sostenibili dei carburanti tradizionali, ma non ancora 100% green.
Equamente divisi tra detrattori ed entusiasti sostenitori dell’elettrico, gli italiani hanno dovuto cominciare a prendere seriamente in considerazione la prospettiva del passaggio ad una mobilità totalmente elettrica. Ma c’è un ma. A prescindere dalla notizia dell’ok della Commissione Ue allo stop di benzina e diesel dal 2035, la carta dell’elettrico era già sul tavolo da molto tempo, e il tema non aspettava che di tornare alla ribalta.
La tedesca Reichelt Elektronik, uno dei più grandi distributori europei online di elettronica e di tecnologie IT che opera anche nel nostro Paese, si è interessata al tema con due anni di anticipo sulla normativa europea sui motori termici. Nel 2021 ha chiesto ad un campione di 1.000 italiani se stessero valutando il passaggio alla mobilità elettrica. I risultati erano stati sorprendentemente positivi: quasi 4 italiani su 5 avevano risposto che in un prossimo futuro avrebbero comprato un’auto elettrica. Un incoraggiante 67% del campione si era detto consapevole dell'importante contributo della mobilità elettrica a favore dell'ambiente.
Nell’arco di nemmeno due anni, però, la situazione si è quasi ribaltata, e gli entusiasti sostenitori dell’elettrico sono diminuiti drasticamente. SWG ha condotto un sondaggio su questo tema a novembre del 2023, quindi dopo svariati mesi dalla comunicazione dello stop ai motori termici nel 2035. Durante questi mesi gli italiani si sono informati sull’elettrico, hanno potuto prendere in considerazione le varie opzioni e si sono perciò pronunciati sull’argomento con una maggiore cognizione di causa. È emerso che “la percezione sui pregi dell’elettrificazione della mobilità è crollata nel giro di un solo anno, così come la percezione sulla sua sicurezza ed affidabilità, mentre sta emergendo sempre più il suo reale impatto ambientale, pari se non superiore – su tutto il ciclo di prodotto – rispetto a quello di un veicolo con motore tradizionale.”
Per quanto riguarda le future intenzioni di acquisto, “nel giro di cinque anni, la propensione all’acquisto di un’auto elettrica, a parità di potere d’acquisto, si è dimezzata tra coloro che erano sicuramente propensi, rimane stabile tra i dubbiosi, mentre più che raddoppia il numero di coloro che si dicono sicuramente contrari per motivi che vanno dal prezzo d’acquisto ancora eccessivamente alto, alla ridotta autonomia e carenza di punti di ricarica che necessitano di tempi troppo lunghi, oltre alla sicurezza intrinseca dell’attuale tecnologia delle batterie che sarà superata entro i prossimi 5 anni, evidenziando così un fortissimo problema di obsolescenza accelerata dell’investimento nell’auto, con forte svalutazione sulla rivendita nel mercato dell’usato.”
Esclusi i forti detrattori, c’è chi ripone grande fiducia nella mobilità elettrica e ha trainato il settore acquistando auto totalmente elettriche. Lo dimostra la crescita del settore, che ha registrato un +32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con più di 41.000 veicoli elettrici venduti fino ad ottobre 2023. I numeri, però, restano bassi: si tratta ancora di meno del 4% sul totale dell’immatricolato.
Sugli acquirenti di auto totalmente elettriche e sul loro livello di soddisfazione si è concentrata l’indagine di Areté, azienda che si occupa di consulenza strategica, di ottobre 2023. Il sondaggio, dal titolo “Cosa pensano gli utilizzatori delle auto elettriche?” ha fatto emergere che, tra gli utilizzatori di auto a batteria, 9 su 10 si ritengono pienamente soddisfatti e non intendono acquistare di nuovo in futuro veicoli a combustione.
Quali sono le caratteristiche medie dell’italiano che acquista un’auto elettrica? Ecco il suo identikit in base alle risposte degli intervistati:
Ecco invece i motivi per cui questi early adopters hanno acquistato un’auto elettrica:
Tra il rimanere aggrappati al concetto di motore termico e il salto nel buio del passaggio all’elettrico c’è una terza via: la scelta dell’auto ibrida. È prematuro esprimersi su cosa il Consiglio Ue deciderà rispetto ai veicoli ibridi, ma a rigor di logica potrebbero essere escluse dallo stop a benzina e diesel le auto plug-in hybrid, le quali hanno sia una batteria per la guida elettrica a corto raggio che un motore a combustione interna per la guida a lungo raggio. C’è un però: stando ad un’indagine di Consumer Reports, le ibride con la spina sono risultate le meno affidabili nel confronto tra motori termici, elettrici, ibridi e plug-in hybrid.
Dal recente sondaggio annuale sull’affidabilità delle auto del sito indipendente americano è emerso che “in media, i veicoli elettrici degli ultimi tre anni hanno avuto il 79% di problemi in più rispetto alle auto tradizionali. Basata sulle risposte dei proprietari di oltre 330 mila veicoli, l’indagine copre 20 potenziali aree problematiche, tra cui motore, trasmissione, motori elettrici, perdite e sistemi di infotainment.” Le più affidabili della categoria si sono rivelate le ibride senza spina. Secondo il sondaggio queste avrebbero il 26% in meno di problemi rispetto ai modelli convenzionali, pur avendo sia un propulsore tradizionale che un motore elettrico.
Le plug-in hybrid, invece, hanno registrato addirittura il 146% di problemi in più rispetto alle auto convenzionali. Il motivo di questa maglia nera è stato spiegato da Jake Fisher, direttore senior dei test automobilistici presso Consumer Reports: “I PHEV sono un po’ come un veicolo elettrico e un’auto convenzionale fuse insieme, quindi per loro natura hanno più cose che possono rompersi”.
Il settore dell’automotive è in continua evoluzione e si stanno investendo cifre importanti nello sviluppo di tecnologie sempre più moderne, affidabili e sostenibili. L’informazione su queste nuove tipologie di veicoli è l’unico modo per sviluppare un’opinione consapevole e fare una scelta ponderata sui prossimi acquisti nel settore. Passeremo tutti all’elettrico entro il 2035? Al momento sembra un po’ improbabile. Ma mai dire mai.
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