Oggi, 7 settembre, a BolognaFiere si dà il via alla trentacinquesima edizione del Sana, il salone internazionale del biologico e del naturale. L’evento, che ogni anno porta in Emilia Romagna una quantità impressionante di addetti ai lavori e appassionati del settore (quest'anno saranno oltre 650 le aziende espositrici), è come sempre un’occasione per fare il punto della situazione sul mercato del biologico. In particolare non si può non notare l’esponenziale e continua crescita del mercato della cosmesi green.
Come sottolineato anche da VeganOk, "il crescente consenso che i valori della sostenibilità riscuotono tra il pubblico sono alla base del successo dei cosmetici green, che – come ha spiegato a Cosmofarma Gian Andrea Positano, responsabile del Centro Studi di Cosmetica Italia, mostrano da quattro anni performance migliori del mercato cui appartengono: nel 2021 e ’22, in particolare, il segmento ha messo a segno incrementi del 10% e del 9% rispettivamente, a fronte di un comparto che nel suo insieme è cresciuto nei due anni dell’8,8 e dell’8,1%."
I primi tra gli elementi che influenzano maggiormente gli acquisti nel campo della cosmetica green sono sicuramente gli ingredienti. Le nuove formule sono studiate in modo da non creare danni alla pelle e non interferire con il sistema endocrino. Le appassionate del settore cosmetico ecobio sono diventate vere e proprie esperte nel riconoscere gli ingredienti potenzialmente dannosi per la pelle o per l’organismo.
Sebbene nel campo continui ad esserci una buona dose di disinformazione, legata soprattutto alla diffusione di informazioni da parte di sedicenti esperte sui social network, è ormai diventato quasi normale che la consumatrice media riconosca funzione e origine degli ingredienti usati nelle formulazioni.
Gli ingredienti considerati come potenzialmente dannosi sono:
Oltre agli effetti che gli ingredienti hanno sulla pelle e sull’organismo, le nuove consumatrici consapevoli sono molto attente alla sostenibilità ambientale dei cosmetici. Moltissimi prodotti da risciacquo contengono infatti composti dannosi per la flora acquatica e in generale per l’ambiente. La svolta green, che spesso coinvolge molti ambiti della vita comune e non riguarda solo la cosmesi, rende necessaria una nuova consapevolezza anche a livello macro, un pensiero all’intero pianeta e non solo al mobiletto del bagno di casa propria.
Un’ulteriore svolta nel mercato della cosmesi biologica riguarda i packaging. Moltissimi cosmetici, che finora venivano venduti in tubetti e vasetti di plastica, sono ora confezionati utilizzando materiali riciclabili. I vasetti di vetro sono da preferire a quelli in plastica, così come sono da privilegiare i cosmetici venduti in una confezione “sfusa” e non ulteriormente incellophanata. Ottime recensioni ricevono anche i prodotti solidi, come lo shampoo e il bagnoschiuma in forma di saponetta. Spesso questi cosmetici, che grazie alle nuove formulazioni studiate ad hoc non hanno nulla da invidiare ai prodotti fluidi più in voga, sono venduti in singole confezioni di carta riciclabile, un’attenzione in più che strizza l’occhio allo stile di vita ecobio.
L’ultimo elemento che guida le consumatrici consapevoli nelle loro scelte cosmetiche, ultimo ma non per importanza, è l’assenza di sperimentazione sugli animali. Moltissimi prodotti sono certificati vegan e cruelty free, un aspetto da non dare per scontato se realmente si vuole abbracciare uno stile di vita sostenibile per ogni forma di vita del nostro Pianeta.
Si fa presto a dire cosmesi green. Il consumatore che decide di passare totalmente all'ecobio o che più in generale si avvicina con curiosità al mondo dei cosmetici "verdi" deve fare attenzione a non cadere vittima del greenwashing. Abbiamo parlato spesso di questo fenomeno, vedendone le applicazioni in vari ambiti, ma è interessante (e un po' scoraggiante per chi si affaccia a questo mondo per la prima volta) vedere che nella cosmetica il fenomeno del greenwashing è particolarmente presente e viene considerato un problema facilmente aggirabile.
"Nel mondo beauty [il fenomeno del greenwashing] trova terreno particolarmente fertile perché non esiste una regolamentazione ufficiale che definisca cosa è "naturale" o "bio" in cosmesi. È possibile dunque scrivere sulla confezione di un prodotto che è realizzato "con estratti vegetali", anche se si tratta di una percentuale infinitesimale degli ingredienti, che, fra l'altro, non ci è dato sapere come sono stati coltivati, trattati e processati." spiegava già nel 2021 Giulia Mattioli a La Repubblica.
Come riconoscere i tentativi di greenwashing delle aziende cosmetiche ed essere sicuri di scegliere un prodotto davvero green? La prima arma a disposizione è, come spesso accade, l'informazione. Ad aiutare nella scelta dei cosmetici green ci sono poi le certificazioni. La Saponaria, un'azienda marchigiana nata nel 2007 come micro-laboratorio consapevole e ad impatto zero, spiega sul suo blog come destreggiarsi nella giungla delle certificazioni cosmetiche (trovi l'approfondimento qui): "Per ottenere la certificazione di bio cosmesi sui suoi prodotti, l’azienda li deve sottoporre ai test di un ente accreditato. Non è per nulla facile superare questi controlli. Le coltivazioni da cui vengono estratti gli ingredienti non devono usare pesticidi o OGM. Le piante non devono essere a contatto con sostanze nocive o inquinanti. Per la raccolta delle materie prime deve essere rispettato il ciclo naturale delle stagioni e della riproduzione (pensiamo al miele). Inoltre, i cosmetici biologici non possono contenere circa la metà delle 8.000 sostanze autorizzate per la produzione di cosmetici tradizionali, compresi coloranti e additivi."
Ecco alcune tra le certificazioni di cosmesi bio europee e italiane più ricercate, la cui funzione è spiegata nell'approfondimento del blog La Saponaria, o è comunque consultabile sui siti degli enti che rilasciano le certificazioni:
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