Rivoluzione lavoro: e ora?

Michela Morelli

Si parla tanto di ripartenza, di ricominciare dopo l’emergenza Covid, ma ciò che vediamo intorno a noi è un Paese ancora semi-paralizzato, con aziende che stentano a ripartire a pieno ritmo e misure di sicurezza che ostacolano la ripresa delle normali attività.

Non sappiamo quando l’emergenza sanitaria potrà realmente essere considerata alle nostre spalle. Proprio nella mattinata di ieri l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ammesso: “Non ci sarà ritorno alla “vecchia normalità” per il prossimo futuro. Ma esiste una tabella di marcia per una situazione in cui possiamo controllare il Coronavirus e andare avanti con le nostre vite.” Siamo dunque costretti a ripensare moltissimi dei meccanismi che finora hanno mosso le nostre vite e soprattutto, in tema di economia, il mondo del lavoro. Cosa cambierà nel prossimo futuro?

Lo spettro della disoccupazione

Una buona gestione delle politiche del lavoro potrà sicuramente metterci al riparo da scenari apocalittici, ma è innegabile che l’emergenza Covid avrà un impatto decisivo sulla disoccupazione. L’Organizzazione Mondiale del Lavoro preannuncia che “il Covid-19 potrebbe causare un incremento di disoccupati nel mondo che si aggira intorno ai 25 milioni di persone. Dato che si andrebbe sommare ai 188 milioni di disoccupati conteggiati nel 2019.” Una prospettiva preoccupante e che rende indispensabili misure volte a proteggere i lavoratori, sostenere lavoro e reddito e stimolare economia ed occupazione.

La digitalizzazione come priorità

Il cambiamento più repentino e sostanziale portato dal Covid è stato quello della digitalizzazione, che è diventata una priorità anche per aziende che pensavano, fino a qualche mese fa, di poterne fare a meno. Smart working è la parola più citata in relazione alla tematica lavorativa da marzo di quest’anno. Che, come tengono a precisare gli esperti in materia, e come abbiamo specificato anche noi in un articolo in cui parlavamo proprio dello Smart working, non deve essere confuso semplicisticamente con il telelavoro.

Smart working significa lavoro agile, ripensamento delle dinamiche lavorative in ottica di snellimento delle procedure e indipendenza del singolo lavoratore. Un’indipendenza dal team che deve essere conquistata prima di tutto a livello mentale.

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Bill Gates fa la sua previsione (abbastanza realistica): diminuiranno sensibilmente i viaggi di lavoro e le riunioni, che saranno più brevi e virtuali. Neanche la Giustizia, che finora ha mostrato il suo volto più lento e tradizionale, sarà risparmiata da questa rivoluzione inaspettata. Si parla infatti di tribunali e processi virtuali, in un sistema che per la prima volta si mostra disposto a lavorare a distanza.

Parole d’ordine: flessibilità e adattamento

“Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento". Non c’era bisogno di scomodare Charles Darwin per rendersi conto che gli unici a poter sopravvivere e addirittura prosperare in questo scenario tuttora confuso sono i lavoratori e le aziende che meglio sapranno adattarsi alle nuove condizioni. Flessibilità ed elasticità mentale saranno fondamentali per affrontare i cambiamenti richiesti dal nuovo scenario, che saranno soprattutto mentali.

Quali cambiamenti ha subito il tuo ambiente lavorativo con l’emergenza Covid-19? E come hai reagito? Raccontacelo nei commenti.


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