Fibromialgia: perché se ne parla così poco

Michela Morelli

Il 12 maggio l'Italia si tinge di viola. Monumenti, piazze e sedi istituzionali si illuminano alla luce del colore viola per accendere simbolicamente un faro sulla fibromialgia, una condizione che colpisce quasi due milioni di italiani, ma che è ancora definita "la malattia invisibile" e spesso tale rimane.

Cos'è la fibromialgia

Si tratta di una malattia reumatica che colpisce l'apparato muscolo-scheletrico e che, come suggerisce il nome, è caratterizzata da dolore ai muscoli e a tendini e legamenti. Altri sintomi della fibromialgia sono stanchezza cronica, tensione muscolare, rigidità, disturbi del sonno e dell'umore e problemi intestinali.

Come si può facilmente intuire dall'ampia gamma di sintomi correlati a moltissime altre patologie, diagnosticare la fibromialgia non è affatto semplice, e ancora oggi, nonostante le avanzate tecniche diagnostiche, moltissimi pazienti affetti da fibromialgia devono attraversare lunghissimi percorsi e tempi biblici per arrivare ad una diagnosi. Oltre agli esami fisici completi, ai sintomi riferiti dal paziente e alla sua storia clinica, per ottenere una diagnosi certa di fibromialgia si deve valutare la sensibilità dei cosiddetti tender points, appunto i punti sensibili del corpo.

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Al momento non esiste una vera cura per la fibromialgia, che si caratterizza come una malattia cronica, ma per migliorare la vita del paziente fibromialgico si può tentare la doppia via della terapia farmacologica e di quella cognitivo-comportamentale.

Perché se ne parla troppo poco

La "malattia invisibile", oltre ad essere difficile da diagnosticare, influisce pesantemente sulla vita quotidiana dei pazienti che ne sono affetti. Come sottolinea la Fondazione Veronesi, "i pazienti generalmente appaiono in buona salute, ma fortemente sofferenti e limitati nello svolgimento delle normali attività quotidiane." Le difficoltà incontrate sul posto di lavoro, nella gestione della vita familiare e anche nel mantenimento di una normale vita sociale, possono portare in molti casi a manifestazioni ansiose e addirittura a sindromi depressive.

Ignorare una malattia così invalidante è impensabile. Su questo fa luce il documentario del regista Federico Liguori con la produzione Dedalus39, dal titolo "Ad Maiora-vittime di una malattia invisibile, la fibromialgia" e venuto alla luce il 9 maggio. Il film è nato proprio per "sensibilizzare su questa patologia i cui malati non hanno ancora diritto alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale, nonostante la sintomatologia invalidante: dai dolori muscolo-scheletrici diffusi all'affaticamento, dalla rigidità alle parestesie, dall'insonnia a una limitata esecuzione delle normali attività giornaliere", come riporta il canale Salute e Benessere di Ansa.

La pandemia non ha fatto che peggiorare la situazione dei pazienti fibromialgici, rallentando sia le diagnosi che le terapie. Mai come ora è perciò importante accendere un faro su questa malattia poco conosciuta e invalidante, perché non sia più invisibile e soprattutto perché non sia invisibile chi ne soffre.


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