FaceApp: divertente, ma quali sono i rischi?

Michela Morelli

Nei giorni scorsi è tornata virale un’app che ha impazzato quasi un anno fa sugli smartphone di tutto il mondo. Parliamo di FaceApp, un’applicazione che permette di modificare le fotografie usando filtri che ci fanno apparire più giovani, più vecchi, del sesso opposto o comunque ci modificano utilizzando filtri di vario genere.

I social si sono presto riempiti di fotografie di vip declinati nella loro versione maschile o femminile, leader politici con lunghi capelli posticci e incroci improbabili di diversi volti noti mixati. Sì, perché non ci sono limiti di utilizzo: chiunque possegga una fotografia con un volto in primo piano o comunque ben visibile, può giocare con le immagini e crearne di nuove e fantasiose o imbarazzanti.

Perché tanto successo?

Sicuramente il passaparola ha un ruolo fondamentale nella viralità dell’app, che è tornata alla ribalta dopo quasi un anno in cui era scomparsa dai radar. Chi utilizza i filtri presenti nell’applicazione spesso condivide i risultati sul proprio profilo, incuriosendo i propri amici e follower con fotografie dall’incredibile impatto.

Ciò che però sta dando da pensare agli esperti del settore è il fatto che moltissimi italiani abbiano opposto resistenza all’idea di scaricare l’applicazione Immuni per paura di una cattiva gestione di dati e privacy, ma non abbiano obiettato minimamente quando FaceApp ha chiesto loro l’autorizzazione alla gestione di dati e contenuti multimediali. Perché ci si fida più di FaceApp che di Immuni?

La risposta è semplice, quasi banale. L’utilizzo dell’app Immuni può comportare, in alcuni casi, conseguenze come l’isolamento, la quarantena e la comunicazione di una situazione di pericolo. Davanti alla necessità di arginare il contagio da Covid-19 e di collaborare con le autorità sanitarie nell’individuazione di possibili nuovi focolai, gli utenti mettono spesso la propria libertà personale e l’anonimato. Preferendo applicazioni innocue e “leggere” come FaceApp. Ma anche qui il rischio c’è, è solo più sottile.

I pericoli di FaceApp

Già un anno fa, quando l’app era diventata virale, gli esperti avevano lanciato l’allarme: dove finiscono le fotografie modificate e come vengono gestiti i dati personali degli utenti? La società russa Wireless Lab, che ha sviluppato l’applicazione, si era difesa dalle accuse sostenendo che le fotografie vengono cancellate dopo pochi giorni dalla loro modifica. Questo non spiega i passaggi intermedi, cioè cosa succede quando i dati delle foto vengono trasferiti su server forniti dai servizi cloud di Amazon (AWS) e di Google.

L’autorizzazione richiesta da FaceApp quando si decide di utilizzare l’applicazione, infatti, include la disponibilità ad accettare una eventuale archiviazione delle foto scattate, un controsenso rispetto alle dichiarazioni del Ceo di Wireless Lab Yaroslav Goncharov sulla cancellazione delle immagini dai server. Restano ancora molti nodi da sciogliere, mentre montagne di dati e foto personali vengono quasi inconsapevolmente riversate in Rete.

Cosa pensi di FaceApp? L’hai utilizzata? Raccontacelo nei commenti.


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