Che fine ha fatto Clubhouse?

Michela Morelli

Era febbraio di quest'anno quando abbiamo parlato di Clubhouse, il nuovo social network basato solo ed esclusivamente sulla voce. Ciò che aveva entusiasmato gli utenti non era solo il fatto che sulla nuova piattaforma contassero più i contenuti che le apparenze, ma anche l'esclusività data dal fatto che l'ingresso fosse solo su invito.

Nonostante le premesse e l'esponenziale crescita iniziale della piattaforma, però, la bolla di Clubhouse ha finito per scoppiare. Perché è successo e che fine ha fatto il social?

Perché non ha funzionato

Il nuovo, esclusivo social network basato sulla voce aveva avuto un vero e proprio boom all'inizio di quest'anno, durante il secondo lockdown. Ad attrarre gli utenti erano stati l'estrema varietà di contenuti presenti al suo interno, l'esclusività del mezzo e il fatto che finalmente si fosse andati oltre la dittatura dell'immagine.

I suoi punti di forza, però, si sono dimostrati anche la sua grande debolezza. Il sistema di accesso su invito, che all'inizio ha creato fermento e una sensazione di esclusività, ha finito per stufare. La promessa non mantenuta di sbarcare su Android ha pesato sui download, che sono calati drasticamente. La ripresa delle normali attività lavorative, infine, ha dato il colpo di grazia alla quantità di contenuti pubblicati e alla loro fruibilità. Gli utenti non possono più dedicare svariate ore del giorno e della notte ad ascoltare l'enorme quantità di contenuti creati in tempo reale.

Cosa abbiamo imparato

Le aspettative create dal social del futuro, alla fine, non sono state mantenute. Tutti i creatori che si erano prontamente spostati sulla piattaforma si sono trovati ben presto a non avere più pubblico. Ciò che abbiamo imparato è che, nonostante le promesse di novità, non è sempre facile integrare nuove tecnologie e nuovi modi di produrre e fruire contenuti con un sistema di abitudini ormai consolidato.

La dittatura dell'immagine è ancora lontana dall'avere una fine, ma i contenuti audio possono essere integrati con sempre maggiore frequenza nei social con i quali abbiamo già confidenza. La lezione data dal veloce declino di Clubhouse, insomma, più che da noi utenti dovrebbe essere imparata dagli sviluppatori, che possono e devono continuare ad innovare, ma stando attenti a non allontanarsi troppo dalle rive del conosciuto per non rischiare di presentare un prodotto che faccia gridare al miracolo per poi sparire lentamente nel nulla.


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